Mentre i Transformers sbancano i botteghini, molti di noi a vario titolo sono impegnati nell’arduo compito di trasformare digitalmente le imprese e la pubblica amministrazione italiana.

<Mano affaticata passa sulla fronte imperlata dal sudore di …>

Una delle nuove chiavi di trasformazione digitale passa per la creazione di una rete interconnessa di oggetti, che svolgono funzioni specifiche scambiandosi informazioni autonomamente.

Partiamo da una premessa, Internet of Things è molto di più di una semplice lampada o termostato intelligente. Gartner scrive che 5,5 milioni di nuovi oggetti “intelligenti” saranno collegati a Internet ogni giorno, tanto che entro il 2020 ci saranno circa 21 miliardi di dispositivi collegati che condivideranno una infinità di dati.

In attesa dell’imminente trasformazione della terra in cybertron, la maggior parte delle aziende non solo non si è accorta di questa tendenza ma evita ogni tipo di approfondimento che metta in luce l’assoluta mancanza di un progetto per l’innovazione.

In questi ultimi mesi l’Internet of Things è stato anche soggetto a diverse critiche. Per qualcuno gli oggetti “intelligenti” non sono così utili come potrebbe sembrare e per altri questa tecnologia è soggetta ad attacchi hacker.

Vorrei sottolineare che questi oggetti non sono “intelligenti” ma rischiano di esserlo nei confronti di chi non ne vuole comprendere l’utilità.

Nel settore dei trasporti, lasciando perdere i sistemi di guida automatizzata, sono di sicuro interesse un sistema di diagnostica che parli con la casa produttrice e l’officina autorizzata, con l’assicurazione con l’ente locale per il pagamento automatico del parcheggio, la rilevazione dello stato del manto stradale, dell’illuminazione con i cartelli e così via. Sensori che rilevino la presenza di occupanti nel mezzo quando lo stesso viene chiuso inviando informazioni al proprietario e attivandosi per limitare i danni, ecc…

Nei mezzi pubblici apparati che garantiscano connettività, video sorveglianza, rilevamento degli accessi, il pagamento e alert nel caso di portoghesi on board senza dimenticare rilevatori ambientali come ad esempio quelli di temperatura utili, in molti treni per pendolari, a segnalare il giusto punto di cottura dei passeggeri.

Il mondo della produzione industriale raccoglierà a mio avviso molti frutti da questa tecnologia. La possibilità di collegare in modo granulare numerosi dispositivi geograficamente distribuiti, permetterà una forte riduzione dei costi di produzione e del fabbisogno energetico. Resta sul tavolo come gestire nelle “fabbriche del futuro” il rapporto tra operai umani e robot che dovranno collaborare ad ancor più stretto contatto. In questo momento ragiono sulla posizione di Gates, queste tecnologie devono essere utili a migliorare l’umanità e non esclusivamente il portafoglio degli azionisti.

Come sarà la vendita al dettaglio del futuro? Alcuni ipotizzano che prima si potrà girare tra gli scaffali, leggere gli articoli più interessanti con uno smartphone o un altro oggetto “intelligente” e pagare direttamente con la nostra carta di credito senza file e perdite di tempo. Beacon, sensori, tag RFID e altro ancora sarà sparso ovunque e le informazioni sul prodotto ci saranno inviate in tempo reale dentro e fuori dal negozio. D’altra parte la vendita online favorita dalla subsidenza del tessuto economico sta erodendo fortemente il mercato delle attività su strada comprese le muscolose GDO e GDS. Ritengo che si salveranno solo coloro capaci di innovare, mantenendo al centro il personale a partire dalla sua formazione, di fare rete con il vicinato attraverso progetti micro zonali, di svecchiare la loro comunicazione abbandonando politiche sul prezzo a favore di quelle di relazione.

Sensori inseriti ovunque serviranno per informare i fornitori e le multi utility di eventuali problemi in tempo reale. Per fare alcuni esempi, le imprese energetiche prevedono di installare un miliardo di contatori intelligenti entro il 2020. Importanti applicazioni nasceranno per la riduzione degli sprechi e il controllo dello stato di acqua, terra e aria.

Tutto e molto altro impatterà sul vita di ognuno di noi, anche in termini di sicurezza informatica, da non considerare come elemento secondario. Affascinate dalle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, le aziende e le PA non devono dimenticare la sicurezza, sempre più a rischio proprio a causa della digitalizzazione.

Molto si è fatto e c’è molto ancora c’è da fare per la protezione di tutti questi dati a partire da quelli personali, perché serve un complesso connubio tra amore per la tecnologia e cura dei rapporti umani.

Cosa ne pensi, IoT, opportunità o bolla?