IoT vs Dwarfs garden che la guerra abbia inizio

 

Oggi prendo in prestito le parole di Leo Sorge comparse in un articolo su Ray Holt pubblicato su domanipress.it

Attualmente in Italia ci sono diversi sgravi fiscali rispetto alla tematica di IoT, il ministro Carlo Calenda ha dimostrato di tenere molto a questo tema: come vede la situazione italiana rispetto a quella Americana?

La situazione Usa è completamente diversa da quella italiana e nessuna delle due può essere vista come un paradigma mondiale. Il programma italiano prevede sgravi fiscali per un ammodernamento generale della tecnologia in aziende piccole e grandi, ma un sotto-obiettivo sembra essere la riduzione dell’enorme numero di piccole e piccolissime aziende italiche attraverso la formazione e l’agglomerazione.

I piani 4.0 da seguire per capire dove va il mondo sono quello tedesco, dal quale è nata la definizione di industria 4.0 (con molte medie e grandi industrie) e soprattutto China 2025 (con clienti ed ingegneri in quantità enormi rispetto a quelli europei).

 

Mi hanno colpito due affermazioni.

Non sono d’accordo con l’affermazione di Sorge sulla sicurezza dell’IoT che per loro natura è ridotta al minimo, ma preferisco trattare la tematica in un secondo momento, ora non sono sufficientemente preparato.

Sorge sottolinea l’opportunità di avviare la riduzione dell’enorme numero di piccole e piccolissime aziende italiche attraverso la formazione e l’agglomerazione. E’ un aspetto affascinante che non avevo assolutamente considerato, IoT e Fabbrica 4.0 possono essere acceleratori per la fusione tra imprese o la creazione di reti.

Sono convinto che molti imprenditori con cui lavoro vedranno come una grande opportunità di crescita questa tecnologia, sopratutto se sostenuta da una progettazione sul lungo periodo.

 

GDPR richiede approccio by design

L’avvento del GDPR richiede che le organizzazioni dedichino risorse sufficienti per la gestione dei rischi.

Il passo iniziale è quello di trovare i dati personali presenti in tutta l’organizzazione e proteggerli dall’accesso non autorizzato. La sfida è effettuare un controllo continuo su tutte le basi dati comprese quelle destrutturate o mobili. La tendenza sarà l’abbandono di architetture a silos a fronte dell’interscambio orizzontale. Ritengo impensabile attuare gestioni statiche, senza ingessare ulteriormente le aziende.

Le aziende devono obbligatoriamente centralizzare e governare gli accessi ad ogni sistema in modo da poter risalire ad eventuali fuoriuscite non autorizzate di dati, tenendo presente anche scenari non convenzionali.

Secondo i termini del GDPR, i responsabili dei dati devono segnalare qualsiasi violazione dei dati entro 72 ore dall’accaduto. Questo comporta che deve essere attuato un approccio preventivo by design, cioè ogni singolo processo o applicazione va ridisegnata nell’ottica non solo di proteggere i suoi dati ma deve essere integrata a sistemi di analisi automatica. Per questo il TDM diventa sempre più urgente in vista della deadline del GDPR. Utilizzare pratiche TDM solide ed efficienti si può rivelare fondamentale per superare gli ostacoli all’adozione ed evitare le sanzioni e perdite di fiducia da parte dei clienti derivata da compromissioni rese pubbliche.

 

Un capitolo a parte ha la gestione efficiente di una eventuale compromissione in termini di gestione dei canali comunicativi, con maggior attenzione a quelli social.

 

Le chiavi a mio avviso sono:

  • Approccio by design;
  • Una seria politica di audit;
  • Collezionare elementi di prova del lavoro di protezione svolto;
  • Il DPO deve effettuare un sistematico controllo e monitoraggio;
  • Il DPO deve essere libero di pungolare il titolare dei dati, potendo accedere alle fasi decisionali che riguardano il trattamento dei dati;
  • Il DPO deve costruire strumenti di comunicazione con le autorità prima che eventuali problemi si verificano;
  • Deve essere costruito un trasparente sistema di fact checking interno;
  • I test data management risultano strumenti indispensabili.

In sintesi, le aziende devono riesaminare il ciclo di vita dei loro dati e porre in essere controlli rigorosi e solidi per la sicurezza e la protezione dei dati. Se questa attività viene integrata alla progettazione di una più ampia digital transformation i risultati in termini di crescita non mancheranno ad arrivare.

 

 

HPE Reimagine 2017

Ieri ho ricominciato a partecipare agli eventi dei vari brand e professionisti con cui ho avuto il piacere di lavorare in 20 anni in cui a vario titolo mi occupo di IT. Sono stato invitato all’evento di HP Enterprise che si è svolto a Bologna presso il centro fieristico.

Una mezza giornata investita bene, l’evento come sempre ben organizzato si alternava tra momenti plenari e approfondimenti in salette cin cui si trattavano le tematiche al centro della proposta di HPE che vede come chiave del successo in un mondo sempre più digitalizzato dipende essenzialmente dalla capacità delle aziende di trovare il giusto equilibrio tra due elementi chiave: Hybrid IT e Intelligent Edge.

La presenza di Meg Whitman CEO Hewlett Packard Enterprise Hewlett Packard Enterprise, di Stefano Venturi, Corporate Vice President e Amministratore Delegato Hewlett Packard Enterprise Italia e Maurizio Riva, Country Manager – Intel Italia hanno chiarito gli obbiettivi di HPE che si vuole candidare a pieno titolo come leader mondiale nella digital transformation.

Affronterò nelle prossime settimane con alcuni articoli le strategie e le tecnologie innovative di HPE che permettono all’IT di accelerare la digital transformation in un mondo sempre più connesso.

Trasformarti con Internet of Things

Trasformarti con Internet of Things

Mentre i Transformers sbancano i botteghini, molti di noi a vario titolo sono impegnati nell’arduo compito di trasformare digitalmente le imprese e la pubblica amministrazione italiana.

<Mano affaticata passa sulla fronte imperlata dal sudore di …>

Una delle nuove chiavi di trasformazione digitale passa per la creazione di una rete interconnessa di oggetti, che svolgono funzioni specifiche scambiandosi informazioni autonomamente.

Partiamo da una premessa, Internet of Things è molto di più di una semplice lampada o termostato intelligente. Gartner scrive che 5,5 milioni di nuovi oggetti “intelligenti” saranno collegati a Internet ogni giorno, tanto che entro il 2020 ci saranno circa 21 miliardi di dispositivi collegati che condivideranno una infinità di dati.

In attesa dell’imminente trasformazione della terra in cybertron, la maggior parte delle aziende non solo non si è accorta di questa tendenza ma evita ogni tipo di approfondimento che metta in luce l’assoluta mancanza di un progetto per l’innovazione.

In questi ultimi mesi l’Internet of Things è stato anche soggetto a diverse critiche. Per qualcuno gli oggetti “intelligenti” non sono così utili come potrebbe sembrare e per altri questa tecnologia è soggetta ad attacchi hacker.

Vorrei sottolineare che questi oggetti non sono “intelligenti” ma rischiano di esserlo nei confronti di chi non ne vuole comprendere l’utilità.

Nel settore dei trasporti, lasciando perdere i sistemi di guida automatizzata, sono di sicuro interesse un sistema di diagnostica che parli con la casa produttrice e l’officina autorizzata, con l’assicurazione con l’ente locale per il pagamento automatico del parcheggio, la rilevazione dello stato del manto stradale, dell’illuminazione con i cartelli e così via. Sensori che rilevino la presenza di occupanti nel mezzo quando lo stesso viene chiuso inviando informazioni al proprietario e attivandosi per limitare i danni, ecc…

Nei mezzi pubblici apparati che garantiscano connettività, video sorveglianza, rilevamento degli accessi, il pagamento e alert nel caso di portoghesi on board senza dimenticare rilevatori ambientali come ad esempio quelli di temperatura utili, in molti treni per pendolari, a segnalare il giusto punto di cottura dei passeggeri.

Il mondo della produzione industriale raccoglierà a mio avviso molti frutti da questa tecnologia. La possibilità di collegare in modo granulare numerosi dispositivi geograficamente distribuiti, permetterà una forte riduzione dei costi di produzione e del fabbisogno energetico. Resta sul tavolo come gestire nelle “fabbriche del futuro” il rapporto tra operai umani e robot che dovranno collaborare ad ancor più stretto contatto. In questo momento ragiono sulla posizione di Gates, queste tecnologie devono essere utili a migliorare l’umanità e non esclusivamente il portafoglio degli azionisti.

Come sarà la vendita al dettaglio del futuro? Alcuni ipotizzano che prima si potrà girare tra gli scaffali, leggere gli articoli più interessanti con uno smartphone o un altro oggetto “intelligente” e pagare direttamente con la nostra carta di credito senza file e perdite di tempo. Beacon, sensori, tag RFID e altro ancora sarà sparso ovunque e le informazioni sul prodotto ci saranno inviate in tempo reale dentro e fuori dal negozio. D’altra parte la vendita online favorita dalla subsidenza del tessuto economico sta erodendo fortemente il mercato delle attività su strada comprese le muscolose GDO e GDS. Ritengo che si salveranno solo coloro capaci di innovare, mantenendo al centro il personale a partire dalla sua formazione, di fare rete con il vicinato attraverso progetti micro zonali, di svecchiare la loro comunicazione abbandonando politiche sul prezzo a favore di quelle di relazione.

Sensori inseriti ovunque serviranno per informare i fornitori e le multi utility di eventuali problemi in tempo reale. Per fare alcuni esempi, le imprese energetiche prevedono di installare un miliardo di contatori intelligenti entro il 2020. Importanti applicazioni nasceranno per la riduzione degli sprechi e il controllo dello stato di acqua, terra e aria.

Tutto e molto altro impatterà sul vita di ognuno di noi, anche in termini di sicurezza informatica, da non considerare come elemento secondario. Affascinate dalle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, le aziende e le PA non devono dimenticare la sicurezza, sempre più a rischio proprio a causa della digitalizzazione.

Molto si è fatto e c’è molto ancora c’è da fare per la protezione di tutti questi dati a partire da quelli personali, perché serve un complesso connubio tra amore per la tecnologia e cura dei rapporti umani.

Cosa ne pensi, IoT, opportunità o bolla?